Non compro spesso cooking magazine (le italianissime riviste
di cucina) soprattutto per un semplicissimo motivo: ne ho già la casa
strapiena! E visto il sacro rispetto che nutro fin dalla più tenera età per la
carta stampata, sia essa di libri o di riviste, non sono mai riuscita a
considerare nessuna pubblicazione tematica (leggi di cucina piuttosto che di
giardinaggio, di bricolage, di uncinetto, di maglia, e… e qui mi fermo; vista
la lista piuttosto corposa dei miei interessi e delle tecniche che ho imparato
nell’arco di tutta la vita rischieremmo di fare notte…) alla stregua di una
normale rivista. In questa ultima categoria faccio rientrare quelle che ormai
non compro davvero più, vale a dire quelle definite femminili e che mi
sembrano invece sempre più il regno dei cliché, della non-informazione e
dell’atavismo culturale. Ne leggi una di vent’anni fa e non ci trovi nessuna
differenza con quella appena uscita… Quelle si eliminano a cuor leggero, sempre
che le si compri.
